Per riconciliare

di André Frénaud

 

 

Per riconciliare la tua infanzia con la tua rivolta,
il mattino, l
isola intatta
coi segni del destino su te e sulla tua rabbia.
Per farne la tua vita, come risplende un ippocastano.

Il consenso dato
fra le ostinate riserve dell
infanzia.
L
innocente orologio dorato,
che non suona mai quando s
è fanciullini
perché il sogno batte il polso dell
avvenire
e disfa il tempo.
I ripostigli della nostalgia son forse preliminari
alla tenerezza che si ritrova e s
attua
nei dì che il monte vicino a casa rispondeva all
attesa,
come cosa sempre oltre, a un tratto captata?
Quale conquistatrice è la fragile vita!
Specchio dove ci vediamo quali ci desideriamo.
Dovrai sforzarti di rassomigliare a quella tua immagine.
Ma perché arrossivi, tu che non hai mai avuto paura?

Ci furono gli amori, plagiari
d’un modello d’assoluto amore invano bramato
che astiosamente prostrava il tuo corpo
fino a non lasciar più che una grande plaga
offerta all’astro assordante.
Ci fu il tuo deserto, animato
da un aprile di mille menzogne.
Tanti uccelli colpiti dalla febbre, sprezzanti.
Bolle che s’aprivano per tutto il lungo corpo.
E il rifiuto e le lacrime, le lacrime buie e chiare.

Ma l’infanzia, mobile isola, s’avvicinava a prua,
annebbiata negli occhi del sonno,
tra il fragore delle rotte più pericolose.
Perché all’amore toccasse la fortuna di svegliarla,
per ricompensarti d’averla portata in seno fedele.
Perché gli fosse possibile di riconoscerti,
tu ch’eri destinata ad aprir la tua vita nella mia.
E oggi è lui che s’avvicina.
Oggi piangi vere lacrime di donna, piangi.
Son io... T’ho vista alfine... Entro nell’isola.

 

 

Immagine: “Primavera”, di Ferdinand Hodler (1853 - 1918)

 

Elaborazione grafica a cura di Poesie in forma di rosa

                       

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