Lacrime, vane lacrime ed arcane...

 

 

di Lord Alfred Tennyson

 

traduzione di Mario Praz

 

 

Lacrime, vane lacrime ed arcane

Dal sen d’una divina disperanza,

Sorgano in cuor, s’accolgono negli occhi.

Vedendo i lieti campi dell’Autunno,

Pensando ai giorni che non sono più.

 

Gai come il primo raggio su una vela

Che ci riporti i cari d’oltremare,

Tristi come l’estremo su una vela

Che affondi insieme con tutto quel che amiamo:

Si tristi e gai quei dì che non son più.

 

Ah, tristi e strani come in alba oscura

Voci d’uccelli per morenti orecchi,

Mentre ad occhi morenti la finestra

Via via diventa un pallido quadrato;

Si tristi e strani i dì che non son più.

 

Cari siccome i baci ricordati

Dopo la morte, e dolci come i baci

Sognati invan, profondi come amore,

Il primo amore, e folli di rimpianto:

O Morte in Vita, i dì che non son più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine:Meditazione” (1875) di John Atkinson Grimshaw

Elaborazione grafica a cura di Poesie in forma di rosa

(grazie a Woland per averci donato questa poesia)

                  
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