~ Speciale ~

 

“Dieci poetesse, dieci storie, una poesia”

 

~ II parte ~

Vittoria Aganoor

Yosano Akiko

Marija Škapskaja

Edna St. Vincent Millay

Shu Ting

 

 

tutte le note biografiche sono

a cura di Elvira Marinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Finalmente

 

di Vittoria Aganoor (1855 -1910)

 

 

Dunque domani! il bosco esulta al mite

sole. Ho da dirvi tante cose, tante

cose! Vi condurrò sotto le piante

alte, con me; solo con me! Venite!

Forse... – chi sa? – non vi potrò parlare

subito. Forse, finalmente sola

con voi, cercherò invano una parola.

Ebbene! Noi staremo ad ascoltare.

Staremo ad ascoltare i mormoranti

rami, nello spavento dell’ebbrezza;

senza uno sguardo, senza una carezza,

pallidi in volto come agonizzanti.

Di origine armena, Vittoria Aganoor nacque a Padova nel 1855. In questa città conobbe Giacomo Zanella, che la introdusse nel mondo della poesia. Trasferitasi a Napoli, fu seguita nelle sue prime prove poetiche dal letterato Enrico Nencioni.

La natura autobiografica dei suoi versi inizialmente la trattenne dal pubblicarli e infatti solo nel 1900 la sua prima raccolta Leggenda eterna vide le stampe.

L’anno successivo conobbe il letterato e uomo politico perugino Bruno Pompilj, che, pieno di ammirazione per i suoi versi, si innamorò di lei e le chiese di sposarlo.

Vittoria morì prematuramente nel 1910 e il marito, in preda alla disperazione, si suicidò sulla sua tomba poche ore dopo la sua sepoltura.

 

Poetessa colta, dallo stile un po’ classico e un po’ decadente, oltre alla Leggenda eterna, pubblicò Nuove liriche nel 1908. Postume, nel 1921, vennero date alle stampe le Poesie complete.

 

 

 

 

TANKA

 

di Yosano Akiko (1868 - 1942)

 

 

 

Senza chiederci

se sia giusto o sbagliato

se la vita futura

se la fama... Tu e io

ci amiamo e ci guardiamo.

 

 


Ho sentito, non so perché

che tu mi aspettavi

e sono uscita – Nella notte

improvvisa spuntò la luna

sui campi in fiore.

Colombe sull’alta pagoda

dove i fiori di ciliegio

cadono nel vento

a primavera – Il mio canto

scriverò sulle loro ali.

 


Appoggio il mio corpo al cancello

e mi perdo in pensieri

infiniti

guardo il vento autunnale

passare sui fiori rossi.

La poetessa giapponese Yosano Akiko riceve una raffinata educazione e si dedica precocemente alla letteratura, avvalendosi dell’ampia biblioteca paterna.

 

 

Si trova al centro di un grande scandalo, alla pubblicazione di Midaregami, una raccolta di tanka, sotto forma di diario di una cortigiana.

 

 

Diventa compagna del poeta Tekkan, fondatore della rivista letteraria d’avanguardia Stella del mattino.

 

 

Opponendosi alle convenzioni della tradizione, la poesia di Yosano Akiko canta con singolare sensibilità l’istanza di emancipazione della donna giapponese, contro il moralismo religioso e la repressione sessuale.

 

 

 

 

 

Così anche noi ci separiamo

 

di Marija Škapskaja (1891-1952)

 

 

 

Solleva il capo e osserva il cielo:

l’un l’altra s’inseguono le nubi.

Si sfiorano appena e già sono divise,

perdute, l’una per l’altra.

Così anche noi ci separiamo,

anche noi ci perdiamo, in questo mondo.

Abbassa il capo e guarda il mare:

l’un l’altra si rincorrono le onde.

Si scontrano appena e già sono divise,

perdute, l’una per l’altra.

Così anche noi ci separiamo,

anche noi ci perdiamo, in questo mondo.

Nata a Pietroburgo nel 1891 da una modesta famiglia, Marija Michajlovna Andrievskaja trascorse gli anni della giovinezza tra la Russia e la Francia, conseguendo il diploma di insegnante.

 

Stabilitasi in Russia dopo la Rivoluzione, frequentò gli ambienti letterari simbolisti e divenne amica del poeta Aleksandr Blok, che la seguì con attenzione nel suo approccio alla composizione poetica.

 

Dopo la perdita del marito, Gleb Škapskij, un’altra tragedia la sconvolse durante la Seconda Guerra Mondiale: il dramma di un figlio prima disperso al fronte e poi internato in un lager, di cui la poetessa non ebbe mai notizie.

 

Morì a Mosca nel 1952 in seguito a un incidente stradale.

 

Nelle sue poesie cantò soprattutto l’amore e la maternità, con linguaggio di grande vigore emotivo.

 

 

 

Il filosofo

 

di Edna St. Vincent Millay

(1892-1950)

 

 

E cosa sei mai tu che ti desidero

da rimanere sveglia tante notti

quanti i giorni che esistono

a piangere per causa tua?

 

E cosa sei mai tu che se ti perdessi,

nell’avanzare dei giorni

resterei ad ascoltare il vento

e a fissare la parete?

 

Conosco un uomo più bello

e altri venti ugualmente gentili.

E cosa sei mai tu da diventare

l’unico uomo del mio cuore?

 

Già, il fare delle donne è un fare sciocco

i saggi diranno certamente,

e cosa sono mai io, che dovrei amare

in modo giudizioso e conveniente?

Edna St. Vincent Millay nasce a Rockland, nel Maine, nel 1892, e muore a New York nel 1950.

 

 

Ribelle e anticonformista, diventa popolare negli anni Venti tra i giovani newyorkesi del Greenwich Village per i suoi versi contro le convenzioni morali e inneggianti alla libertà personale.

 

 

Qualche fico nei cardi (1920) è la raccolta dal tono bohémien che le dà in quegli anni un grande successo.

 

 

Donna dall’intelligenza acuta e autonoma, dalla personalità spiccatamente anticonvenzionale, Edna dedica buona parte dei suoi testi lirici all’amore, ma con un’imprevedibile e spiritosa vena d’autoironia.

 

 

 

 

Giardino nella valle

di Shu Ting (n. 1952)

 

 

Simile a fiore o radice di loto

bianco e verde, mite mi appare

in una notte di pioggia.

 

Di prima mattina

l’acqua sorgiva, senza badare al percorso

a piedi nudi lungo le scale di pietra

e sul pendio erboso.

 

Lo zampillo abbondante

benché impetuoso si ferma

fragrante in dolce tranquillità.

 

Ha labbra di menta selvatica

occhi di acqua rugiadosa, così t’inchini

ai monti lontani

 

e dopo vent’anni di sforzi

strappi il vestito del tempo.

 

Mi chiedi che sorgente bagnò

le mie guance. Ti rispondo dicendo...

Nata nel 1952 a Quanzhou, in Cina, Shu Ting cresce durante la rivoluzione culturale, con i genitori processati e imprigionati dalle guardie rosse.

 

Legge di nascosto i libri messi al bando, soprattutto Hugo, Balzac, Tolstoj, Byron, Shelley.

 

Dal 1969 al 1972 è costretta a lavorare la terra in un lontano villaggio nella Cina settentrionale.

 

Ricongiuntasi con i genitori finalmente liberi, trova lavoro prima come operaia in una fabbrica tessile, poi come elettricista in una fabbrica di lampadine.

 

Le poesie che compone suscitano l’interesse dell’Associazione degli scrittori, che la nominano “poetessa professionista”, regolarmente pagata dallo Stato.

 

Nel 1983, Shu Ting esprime con vigore la sua rivolta intellettuale alla censura operata dalla campagna governativa “contro l’inquinamento spirituale”: sarà per questo costretta a una pubblica autocritica e a un lungo periodo di silenzio.

 

Torna alla prima parte

       
Torna a Speciali ~ Menu principale