Oh, se avessi le tue ali, vento,

e se potessi sfrecciare senza indugio sulla via

saprei bene dove dirigere il mio volo.

 

E se sedessi su, su queste nubi quiete

che corrono per l’universo azzurro

saprei bene dove far correre il mio sguardo.

 

Se potessi comporre, sorgente, un canto con la tua voce

tenero e dolce da far scorrere lacrime

saprei a chi far udire il mio canto.

 

Se potessi sorridere dolcemente come stella,

sorridere luminosa da commuovere chiunque;

saprei a chi mandare un sorriso d’amore.

 

E se avessi una mano tanto calda e forte e tenera

da carezzare via dolore e rimpianto

saprei chi guarire e sostenere.

 

Vedo e sento dove l’anima mia vorrebbe dirigersi

se il desiderio profondo del cuore potesse decidere;

so che volerebbe senza indugio in seno a te.

 

 

Immagine: “Israfel”, di Edmund Dulac,

una delle illustrazioni create per l’edizione del 1912 de “Le campane e altre poesie” di Edgar Allan Poe;

l’illustrazione rappresenta l’angelo Israfel, della poesia omonima di Poe (1831-1845)

 

Elaborazione grafica a cura di Poesie in forma di rosa

 

 

Hulda, “la nascosta”, pseudonimo e nome parlante di Unnur Benediktsdóttir Bjarklind (1881-1946), è in Islanda la prima donna che riesce a farsi spazio in un universo letterario esclusivamente maschile. Crebbe nella Pingeyarsysia, una regione settentrionale particolarmente vivace in campo sociale e letterario e attiva nella militanza sul cammino verso la rivoluzione intellettuale della fine del XIX secolo. L’intera regione si aprì presto ad una inusuale fioritura culturale; la stessa casa di Hulda divenne un vero e proprio salotto letterario e la professione del padre, bibliotecario, consentì alla ragazza un facile accesso alla letteratura straniera coeva e soprattutto un’istruzione superiore alla media del tempo.

 

Nei lavori di Hulda è riconoscibile un doloroso percorso di crescita: nel primo libro (Kvæði, Poesie) del 1909, la voce è quella di una donna che non dubita delle proprie possibilità, ma che, se pure piena di aspirazioni e di ideali, percepisce una limitazione, ancora non ben messa a fuoco; incompresa, inascoltata, spesso si paragona a un uccello dalle ali tarpate, e il suo sogno di libertà è simile a un volo. Malgrado la salute cagionevole e gli impegni di casalinga, Hulda fu una scrittrice prolifica: pubblicò sette volumi di poesia, l’ultimo dei quali postumo, nel 1951.

 

           
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