Tre poeti e la morte

 

Le foto

di questa pagina

sono state scattate al

Cimitero acattolico di Roma

ultima dimora

di tanti personaggi famosi.

 

 

 

Percy Bysshe Shelley (1792-1822)

L’epitaffio sulla tomba, scelto dalla moglie Mary Wollstonecraft,
è tratto da “La tempesta” (1611) di William Shakespeare.
Si tratta di un estratto dalla Canzone di Ariel, atto primo, scena seconda:

«Niente di lui si dissolve
ma subisce una metamorfosi marina
in qualche cosa di ricco e di strano
»

La morte

I

Muoiono, e non tornano i morti. Giovane con grigie chiome ed occhi stravolti, Angoscia siede presso la tomba aperta, e chiama – e son nomi di parenti, amici, amati, che ella chiama così flebilmente – sono tutti andati – folle infelice, tutti morti! solo quei vuoti nomi – questa scena sì nota, il mio dolore – questi sepolcri – restano soli...

II

Angoscia, amica mia dolcissima – oh cessa il pianto! non ti consolerai! – né ciò mi è strano! poich’io t’ho vista dalla porta della tua dimora, mirar con loro il placido tramonto – e questo luogo era pur calmo e chiaro, ma fuggitivo, ed ora sono cadute le tue speranze, e la tua chioma è grigia; questa scena sì nota, il mio dolore – questi sepolcri – restano, soli...

 

John Keats (1795-1821)

Questa tomba contiene tutto ciò ch’era mortale,
di un giovane poeta inglese, che
sul suo letto di morte, nell’amarezza del suo cuore,
di fronte al potere malevolo dei suoi nemici, desiderò
che queste parole fossero incise sulla sua lapide
«Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua». (24 febbraio 1821)

Sulla gloria

 

Quale febbre ha mai l’uomo! Che guardare
ai suoi giorni mortali con il sangue
temperato non sa, che tutto sciupa
le pagine del libro della vita
e deruba virtù al suo buon nome.

È come se la rosa si cogliesse
da sé; o quand’è matura la susina
la sua scura lanugine raschiasse;
o a guisa di un folletto impertinente
la Naiade oscurasse la splendente
sua grotta di una tenebra fangosa.

Ma sullo spino lascia sé la rosa,
che vengano a baciarla i venti e grate
se ne cibino le api: e la susina
matura indossa sempre la sua veste
bruna, il lago non tocco ha di cristallo
la superficie. Perché dunque l’uomo,
importunando il mondo per averne
grazia, deve sciupar la sua salvezza
in obbedienza a un rozzo, falso credo?

 

 

 

Augustus von Goethe (1789-1830), unico figlio di Goethe

Goethe figlio, che precede il padre

Con la spada nel cuore, e oppressa d’immense angosce,
tu alzi gli occhi verso il morto tuo Figlio.

E li alzi al Padre su in cielo, e gli mandi i tuoi gemiti,
perché soccorra al suo e al tuo strazio.

Ahi, chi comprende il dolore che mi trafigge addentro nell’anima?
Tu sola, o Madre, conosci le ansietà del mio povero cuore;
e tu sola sai i miei terrori e il mio struggimento.
 

Preghiera di Ghita,
Luogo solitario a piè degli spaldi, dal “Faust”

~

da notare come la lavorazione di quest’opera,
iniziata nel 1772, sia finita nel 1831,
un anno dopo la morte dell’unico figlio.

Elaborazione grafica a cura di Poesie in forma di rosa

Musica di sottofondo (solo con Internet Explorer):
Franz Schubert, “Trio per pianoforte in Mi bemolle, opera 100 – secondo movimento”

Visitate il sito ufficiale del cimitero:
http://www.protestantcemetery.it/main.htm

                  
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