La ballata del disperato
(La ballade du désespéré)

di Henry Murger

 

ATTENZIONE!
questa poesia è inedita in Italia:
viene qui tradotta per la prima volta dai curatori del sito!

 


Chi bussa alla mia porta a quest’ora?
– Aprimi, sono io. – Qual è il tuo nome?
Non si entra nella mia dimora,
A mezzanotte, così senza presentazione!
 

Apri. – Il tuo nome? – Cade la neve;
Apri. – Il tuo nome? – Presto, fammi entrare.
– Qual è il tuo nome? – Ah! Un cadavere deve
Nella tomba come me di freddo tremare.

Ho passato tutto il giorno a camminare
Dall’ovest all’est, dal sud al nord.
Davanti al tuo focolare
Lasciami riposare. – No, ancora no.

Qual è il tuo nome? – Sono la gloria,
Conduco all’immortalità.
– Vattene, parvenza derisoria!
– Offrimi ospitalità.

Sono l’amore e la giovinezza,
Queste due belle metà di Dio.
– Va’ per la tua strada! La mia amata
Da molto tempo mi ha detto addio.

– Sono l’arte e la poesia,
Mi si bandisce; aprimi, presto. – No!
Non so più cantar l’amata mia,
Nemmeno più il suo nome so.

– Aprimi, sono la ricchezza,
E ho dell’oro, dell’oro a tutte le ore;
Posso renderti la tua amata.
– Puoi rendermi il nostro amore?

– Aprimi, sono la potenza,
Ho la porpora. – Promesse d’inganno
Puoi rendermi l’esistenza
Di coloro che più non torneranno?

– Se la tua porta tu vuoi aprire
Solo al viandante che rivela il suo nome,
Sono la morte! Ti posso offrire
Per tutti i mali la guarigione.

Tu puoi sentire alla mia cintura
Tintinnare le chiavi delle tombe nere;
Proteggerò la tua sepoltura
Dall’oltraggio delle fiere.

– Entra in casa mia, magra straniera,
E perdona la mia povertà.
È la casa della miseria
Che ti offre ospitalità.

Entra, sono stanco della vita,
Che per me è senza avvenire;
Da molto tempo avevo la voglia,
Ma non il coraggio di morire.

Entra sotto il mio tetto, bevi e mangia,
Dormi, e, quando ti sveglierai,
Per pagare il tuo conto, caro angelo,
Con te fra le tue braccia mi porterai.

Ti aspettavo, ti voglio seguire,
Io andrò dove il tuo volere mi condurrà;
Ma il mio povero cane non far morire
Così qualcuno mi piangerà.

 



Henry Wallis - La morte di Chatterton (1856)

 

           
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