I GATTI

 

 

 

 

 

 

 

Ecco che arriva un grosso cane irsuto,

il cane di qualche contadino alla ricerca del suo padrone,

e annusa i piedi di tutti, sfiora la mano di Annie col suo freddo naso,

 ma se ne va in fretta, anche se lei l’avrebbe volentieri accarezzato.

 Auguri per la tua ricerca, amico fedele!

E là sul davanzale di una finestra se ne sta sdraiato un grosso gatto giallo,

 un gatto corpulento e placido

 che guarda questo mondo effimero con i suoi occhi di gufo,

e fa sicuramente alcune succinte considerazioni, o ciò che sembra,

su quella stupida bestia.

Fammi spazio accanto a te, saggio micio, e saremo una coppia di filosofi!
 

 

Nathaniel Hawthorne, La passeggiata della piccola Annie

 

da Racconti raccontati due volte, 1842

Emile Munier, “Il migliore amico” (1882)

 

 

 

Lope de Vega

 

da La gattomachia, Selva I, 1634

Paul de Vos, “Combattimento di gatti in una dispensa” (1592)

 

 

Marramachiz, tra le ansie e le veglie,

cadde ammalato per la gelosia,

né c’era cosa che lo rallegrasse.

Finalmente, il medico Merlino,

gatto noto a tutti, per canizie, fama e scienza,

gli prescrisse un salasso; e come se non bastasse

a visitarlo venne la sua dama

nella soffitta dove stava a letto;

[...]

Si lamentava lui con timide ragioni

nel suo linguaggio micio,

e lei gli rispondeva un po’ in vergogna;

nel loro dizionario, quei lamenti

suonavano così: "Zapachilda bella,

perché mi lasci tanto ingiustamente?

E’ Micifuf più saggio, più valente?

Ha maggior leggerezza, miglior coda?"

[...]

 

 

Come al sole appassisce

e umile piega l’arrogante testa

quel fiore che dal sole prende il nome,

e ha tale altezza che lo chiamano gigante;

come il tenero infante,

stanco, dopo aver pianto, si abbandona

sul caro petto di sua madre; così

senz’anima restò l’amante. Oh cielo!

Che dolce amore, che amara gelosia!

E lei, come lo vide esalar

blandamente lo spirito in sospiri,

[...]

gli disse in lingua culta:

«Se il tuo amor difficulta,

l’amore che mi devi, a tuo scapito pensi

di subire ingiuste offese:

perché se è vero che Micifuf mi ama

e dice a tutti che muore per me,

invero a te io serbo fedeltà come tua sposa.»

 

 

 

 

 

Victor Vasarely, “Studio di luce” (1936)

Avevamo uccelli, pesci rossi, un grazioso cane, dei conigli,
una scimmietta ed un
gatto.

Quest’ultimo era un animale grande e molto bello, tutto nero,
e intelligente al massimo grado. [...]

Plutone – questo è il nome del gatto – era il mio animale preferito
ed il mio compagno di giochi.

Solo io gli davo da mangiare, mi aspettava quando tornavo a casa

e a fatica potevo impedire che mi seguisse nella strada.

 

Edgar Allan Poe, Il gatto nero, 1842-1843

 

Traduzione di Daniela Palladini

 

 

 

Charles Baudelaire

Il gatto


da I fiori del male, 1861

sez. Spleen e ideale

Charles Burton Barber, “Lost chance” (1881)

 

I

Un bel gatto forte, dolce e vezzoso
passeggia nel mio cervello
come a casa sua.
Si sente appena quando miagola,
 
per quanto il tono è tenero e discreto;
ma la voce è sempre profonda e ricca,
sia che brontoli o s’acquieti.
Questo il suo incanto e il suo segreto.
 
Come penetra e filtra questa voce
nell’intimo mio più tenebroso!
Mi riempie come un verso numeroso
e mi rallegra come un filtro!
 
Che quiete per i mali più crudeli!
Racchiude in sé tutte le estasi!
Non le servono parole
per dire le più lunghe frasi.
 
L’unico archetto che morde
sul perfetto strumento del mio cuore
e fa cantare più regalmente
la più vibrante corda
è la tua voce, gatto misterioso,

 

 

 

gatto serafico, gatto strano!
Tutto in te, come in un angelo,
è sottile ed armonioso!
 
II
 
Che dolce profumo esala da quel pelo
biondo e bruno! Com’ero tutto profumato
una sera che l’accarezzai
una volta, una soltanto!
 
È lui il mio genio tutelare!
Giudica, governa e ispira
Ogni cosa nel suo impero;
è una fata? O forse un dio?
 
Quando i miei occhi, attratti
come da calamita, dolci si volgono
a quel gatto che amo
e guardo poi in me stesso,
 
che meraviglia il fuoco
di quelle pallide pupille,
di quei chiari fanali, di quei viventi opali
che fissi mi contemplano!

Traduzione di Claudio Rendina

 

 

 

Ma lei,

secondo l’uso delle donne e dei gatti,

che non vengono quando li si chiama

e che vengono quando non li si chiama,

si fermò davanti a me e mi rivolse la parola.

 

Prosper Mérimée, Carmen, 1845

 

 

 

Balthus, “Nudo con gatto” (1948-50)

Paul Verlaine

 

Donna e gatta

 

da Poesie saturnine, 1866, sez. Capricci
 

Lei giocava con la sua gatta,
e quale meraviglia era vedere
la mano bianca e la bianca zampa
trastullarsi nell’ombra della sera.

Lei nascondeva – scellerata! –
sotto i guanti di filo nero
le unghie d’agata assassine,
taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l’altra faceva la sdolcinata
e ritraeva gli artigli acuminati,
ma il diavolo non ci perdeva nulla...

E nel boudoir dove sonoro
tintinnava il suo aereo riso
brillavano quattro punti fosforescenti.

 

 

 

Quando mi trastullo con la mia gatta,

chi sa se essa non faccia di me

il proprio passatempo

più di quanto io faccia con lei?

 

Michel de Montaigne, Saggi,

libro II, cap. XII, ediz. 1588

 

Traduzione di Fausta Garavini

 

 

 

Henriette Ronner-Knip, “Il cestino per la carta” (particolare)

Giovanni Pascoli

 

La gatta

 

da Poesie Varie, 1912

 

sez. Poesie famigliari e d’altro genere, 1882-1885

 

Era una gatta, assai trita, e non era

d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.

Ora, una notte, (su per il camino

s’ingolfava e rombava la bufera)

 

trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,

e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.

Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino

tra’ piedi; e sparve nella notte nera.

 

Che nera notte, piena di dolore!

Pianti e singulti e risa pazze e tetri

urli portava dai deserti il vento.

 

E la pioggia cadea, vasto fragore,

sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.

Facea le fusa il piccolo, contento.

 

Massa, 1885

 

 

 

Cecilia Beaux,
“Sita and Sarita (Ragazza con gatto)” (1893-94)

 

Pierre-Auguste Renoir,
“Ragazzo con gatto” (1868-69)

 

Umberto Saba

 

La gatta

 

da Il Canzoniere, sez. Trieste e una donna, 1910-1912

 

La tua gattina è diventata magra.

Altro male non è il suo che d’amore:

male che alle tue cure la consacra.

 

Non provi un’accorata tenerezza?

Non la senti vibrare come un cuore

sotto alla tua carezza?

Ai miei occhi è perfetta

come te questa tua selvaggia gatta,

ma come te ragazza

e innamorata, che sempre cercavi,

che senza pace qua e là t’aggiravi,

che tutti dicevano: «È pazza».

È come te ragazza.

Charles Spencelayh, “Kitty Spencelayh” (1893)

 

–  Un gatto può ben guardare un re,

– disse Alice.

 – L’ho letto in un libro ma non ricordo quale.

 

Lewis Carroll,

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie,

cap. VIII, 1865

 

Traduzione di Bianca Tarozzi

 

 

 

T.S. Eliot

 

Versi per un gatto persiano


da Esercizi per le cinque dita, Poesie minori

 

I cantori dell’aria si rifugiano

Nei prati verdi di Russell Square.

Sotto gli alberi là non v’è riposo

Per il cervello ottuso o i desideri acuti

E gli occhietti vivaci dell’orso lanoso.

V’è sollievo soltanto nel dolore.

Oh quando finirà lo scricchiolio del cuore?

Quando la sedia rotta ci riposerà?

Perché tanto si indugia il giorno estivo?

E quando, quando il Tempo scorrerà?

 

Traduzione di Roberto Sanesi

 

 

 

Che un uomo provi ad alzarsi, e a dire:

«Ecco la verità», e subito, all’istante noto sullo sfondo

un gatto rossiccio che sgraffigna un pesce.

Guardate, dico, avete dimenticato il gatto.

 

Virginia Woolf, Le onde, 1931

 

Traduzione di Nadia Fusini

Théodule-Augustin Ribot, “Il cuoco e il gatto” (particolare)

 

 

 

Particolare di un dipinto di Eugenio Zampighi (1859-1944)

Fernando Pessoa

 

Gatto che giochi per via

  

Gatto che giochi per via

Come se fosse il tuo letto,

Invidio la sorte che è tua

Ché neppur sorte si chiama.

 

Buon servo di leggi fatali

Che reggono i sassi e le genti,

Hai istinti generali,

Senti solo quel che senti.

 

Sei felice perché sei come sei,

Il tuo nulla è tutto tuo.

Io mi vedo e non mi ho,

Mi conosco e non sono io.

 


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